Sexting: Pratica Erotica e Pornografia Non Consensuale

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Articolo scritto dal Dr. Alberto Agnelli 

1. Cos’e il sexting

L’uso di tecnologie informative e comunicative è parte integrante della quotidianità di ognuno di noi – in modo particolare di adolescenti e giovani adulti – essendo queste, diventate strumenti essenziali per l’educazione, la strutturazione dell’identità, il divertimento, la gestione e il mantenimento di relazioni romantiche, l’esplorazione e l’espressione sessuale. Una delle forme contemporanee dell’espressione sessuale online è il sexting (dall’inglese sex + texting), che viene definito come la condivisione all’interno di forme di comunicazione digitale, utilizzando smartphone, le reti sociali e i canali di messaggistica, di messaggi testuali sessualmente suggestivi o di materiale visivo sessualmente esplicito come foto o video (sexts).

Negli ultimi anni, la diffusione del fenomeno è in forte crescita e, parallelamente, assistiamo a un incremento nell’interesse dei ricercatori per comprenderne meglio le dinamiche, risultando, in prima battuta, nella categorizzazione fra sexting consensuale e sexting aggravato. Il primo avviene fra persone consenzienti e costituisce uno dei modi di vivere la sessualità, nel rispetto delle scelte e della condivisione; il secondo coinvolge il ricatto (sextortion), la divulgazione dei sexts senza il consenso delle persone rappresentate, o ancora l’essere forzati all’invio o alla ricezione di sexts. Per quanto entrambe le forme siano considerate potenzialmente rischiose, solo la seconda è reputata dannosa e può avere conseguenze importanti sui piani di vita e della salute mentale.

Il dibattito attuale sull’argomento vede due distinte prospettive in relazione al sexting. Una normalizzante, che lo intende come un meccanismo per esplorare la sessualità, sviluppare l’identità sessuale, aumentare il senso di divertimento, intimità e passione fra i partner, così come un facilitatore nella comunicazione fra persone appartenenti a minoranze sessuali. L’altra lo intende più come un comportamento disfunzionale e deviante, che potrebbe risultare in maggior esposizione o coinvolgimento delle persone – degli adolescenti in particolare – in comportamenti rischiosi. Sebbene i primi studi sul tema avessero utilizzato la prospettiva della devianza, le evidenze attuali concorrono a sostegno della prospettiva normalizzante.

2. Pornografia non consensuale e Revenge Porn

Ogni condivisione o diffusione digitale di sexts senza il consenso della persona o delle persone rappresentate in essi rientra nella categoria della pornografia non consensuale (NCP, non-consensual pornography), all’interno della quale possiamo identificare un fenomeno particolare: il revenge porn, che coinvolge dinamiche relazionali di vendetta e intenzione a nuocere. 

2.1 La disciplina normativa

È dall’estate del 2019 che in Italia è stata introdotta una disciplina specifica sulla NCP: l’art. 612-ter del Codice Penale, detto anche “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. Questo nuovo delitto è volto a punire la condotta di chiunque, dopo aver realizzato o sottratto immagini o video a sfondo sessualmente esplicito destinati a rimanere privati, li invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda senza il consenso delle persone rappresentate. Allo stesso modo è punito chi abbia ricevuto o comunque acquisito le stesse immagini o video e ne faccia il medesimo uso al fine di recare nocumento alle persone rappresentate. La pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 5.000 a euro 15.000. Inoltre, sono previste aggravanti per la commissione da parte di persone legate alla vittima da relazione affettiva, con mezzi telematici o in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di donna in stato di gravidanza. Il delitto è perseguibile a danno della persona offesa.

2.2 Conseguenze psicologiche della NCP

Le possibili conseguenze associate all’esposizione a NCP sono di diversa natura e con un impatto sulla vita delle persone sicuramente rilevante. Le vittime spesso devono fare i conti con ripercussioni personali e psicologiche a lungo termine, dal momento che le foto o i video diffusi in rete potrebbero continuare a “perseguitarle” per il corso delle loro vite. È infatti estremamente complicato, se non impossibile, avere un pieno controllo del materiale una volta online. 

Gli studi sono concordi nel restituire un’immagine relativa alla salute delle persone vittime di NCP. Sembra evidente la tendenza nelle vittime a sviluppare forme di disagio emozionale significative da un punto di vista psicopatologico: ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico, autolesionismo e persino suicidio, sono tutte entità cliniche che sono state associate al processo di vittimizzazione che caratterizza questo fenomeno. Non solo, anche da un punto di vista sociale e interpersonale possono insorgere complicazioni, comportando difficoltà relazionali e affettive anche all’interno della sfera sessuale, perdita del lavoro, impedimenti nel raggiungimento dei propri obiettivi, e in alcuni casi possono manifestarsi situazioni di molestie o stalking. 

È stata osservata, inoltre, la tendenza all’isolamento sociale come plausibile risultato di una percezione di negatività e sentimenti di vergogna, bassa autostima, senso di colpa e imbarazzo in pubblico. Tali esperienze emotive possono seguire un ulteriore fenomeno: la colpevolizzazione della vittima, o vittimizzazione secondaria. È, infatti, possibile osservare una tendenza nel considerare le vittime come colpevoli e promiscue, alimentando quindi anche dall’esterno i vissuti menzionati sopra.

3. Considerazioni conclusive

Dalle osservazioni fatte finora sembra quindi possibile evincere come il sexting sia un fenomeno diffuso e piuttosto comune, che sta entrando a far parte della sfera sessuale di numerose persone senza comportare necessariamente ripercussioni negative. È vero, tuttavia, che i casi di diffusione non consensuale del materiale condiviso sono anch’essi in crescita e si rende quindi evidente la necessità di interventi di prevenzione e di interventi trattamentali sia per quanto riguarda la gestione dell’outcome nelle vittime sia nell’ambito degli autori del delitto.

Per ultimo, è importante evidenziare l’esistenza di realtà che cercano di contrastare la NCP, fornendo assistenza legale e informatica nel tentativo di minimizzare le conseguenze per le vittime. Ne è un esempio l’associazione Permesso Negato

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