“Shame” e Dipendenza Sessuale: Il vuoto dell’Anima Colmato dalla Ricerca Compulsiva del Piacere

shame

Articolo scritto dalla Dr.ssa Valentina Fico

La dipendenza sessuale (dipendenza dal sesso o ipersessualità) è un disturbo psicopatologico e comportamentale che si manifesta attrverso pensieri ossessivi riguardanti il sesso che risultano essere continui e vissuti come intrusivi e disturbanti dalla persona che ne soffre.  A questi pensieri, spesso, seguono delle compulsioni ad agire per soddisfare i bisogni che non riescono ad essere controllati in un altro modo.

La dipendenza sessuale agisce con lo stesso meccanismo di qualsiasi altro tipo di dipendenza (da droga, da gioco d’azzardo, da cibo) ma l’oggetto della dipendenza è il sesso sotto diverse forme.

1. Dipendenza dal sesso: come si manifesta?

Tra i comportamenti di una persona con dipendenza sessuale possono essere presenti diversi tipi di comportamenti emblematici: 

  1. Masturbazioni compulsive
  2. Chat erotiche 
  3. Pornografia
  4. Prostituzione
  5. Promiscuità sessuale
  6. Sesso online
  7. Voyeurismo (piacere ottenuto guardando persone nude, intente a spogliarsi o che sono impegnate in un rapporto sessuale)
  8. Feticismo (attrazione sessuale per oggetti inanimati o parti del corpo non erogene)
  9. Intrapresa di attività sessuali anche senza eccitazione fisica

2. Le caratteristiche della dipendenza sessuale sono:

La sensazione di perdita di controllo (ovvero la persona non riesce più a controllare il suo modo di comportarsi e agire e non riesce ad interrompere in nessun modo la messa in atto del comportamento sessuale disfunzionale)

  • Il persistere di atti sessuali non adeguati  anche se precedentemente hanno comportamento delle conseguenze negative (ad esempio la fine di una relazione importante)
  • Eccesso di pensieri (a sfondo sessuale) ossessivi e non contenibili in alcun modo.

3. Cosa succede a livello emotivo?

La dipendenza sessuale è una relazione patologica con il sesso in cui la persona trova rifugio nella spasmodica ricerca di piacere per non entrare in contatto profondo e autentico con se stesso e non sentire, quindi, sentimenti negativi o dolorosi associati ad una ferita inferta nel passato.

Le persone che si trovano ad affrontare questa difficoltà tendono, inconsapevolmente, ad indossare una “maschera di indifferenza” rispetto al mondo esterno attraverso la quale possono stare nella vita quotidiana in maniera molto superficiale senza mai coinvolgersi davvero.

Il dipendente, non è in grado di gestire nessun tipo di relazione intima e profonda difatti le altre persone diventano secondarie rispetto al suo desiderio sessuale.

L’euforia del dipendente dura quanto il rituale sessuale. Cessato l’orgasmo sperimenta sentimenti di vergogna, autosvalutazione e sensi di colpa.

Ci possono però essere casi in cui i dipendenti sono completamenti anestetizzati a livello emotivo per cui non riescono a provare nessun tipo di sensazioni alla fine dell’atto sessuale, né positiva, né negativa. In questo caso il piacere dell’orgasmo lascia spazio a un senso di vuoto emotivo, di indifferenza.

4. “Shame”: il vuoto dell’anima colmato dalla ricerca edonistica e compulsiva del piacere  

Per spiegare il vissuto di una persona che sperimenta il dolore di vivere tutto quello che è stato appena spiegato, emblematico è il film Shame (film del 2011 diretto dal regista Steve McQuuen), nome che, nella lingua inglese significa appunto “vergogna”, proprio come il sentimento che la persona può trovarsi a sperimentare alla fine dell’attività sessuale.  

Il film affronta in modo diretto il tema della dipendenza dal sesso, una forma di perversione, non solo molto diffusa ai giorni nostri, ma significativa perché minaccia uno sviluppo sano di qualsiasi relazione affettiva.

La proiezione è ambientata a New York. La scenografia è perfetta per il messaggio che il regista desidera trasmettere agli spettatori: vuoto e inconsistenza, sensazioni che padroneggiano la vita del protagonista, Brandon.

La pellicola proietta una città moderna, un ufficio efficiente, nessuno scambio significativo tra i colleghi, un’abitazione misera, spoglia, senza anima, proprio come sente di essere il proprietario. La persona con dipendenza sessuale crede di essere vuoto, senza colori e senza emozioni da donare o condividere con qualcuno.

Brandon è un personaggio molto curato, è un importante uomo di affari ma ha difficoltà a intraprendere qualsiasi tipo di relazione affettiva significativa, infatti è guidato esclusivamente dalla pulsione sessuale, che lo spinge a continui agiti compulsivi. La vita di Brandon è infatti  contraddistinta da incontri occasionali, frequentazione di prostitute e continue masturbazioni. 

La sua esistenza è vuota di emozioni, di sentimenti, di relazioni: l’altro non esiste in quanto essere umano, è solo un oggetto; l’urgenza e la costrizione di dover necessariamente avere un qualsiasi tipo di condotta sessuale caratterizzano le sue giornate, come se fossero una droga. Anche i dialoghi, quasi inesistenti, testimoniano la povertà dei rapporti relazionali e la sua incapacità a pensare e a comunicare.

In due momenti del film si palesa l’angoscia profonda del protagonista. Il primo è quando irrompe nella sua vita la sorella, Sally,  dipendente anch’essa, la quale  non fa che trascinarsi relazioni da cui non si riesce a distaccarsi in nessun modo e che ricordano a Brandon la sua ferita originaria, la sua storia, l’ombra che ha paura di vedere.

La seconda scena caratteristica è quando il protagonista incontra un’affascinante e dolce collega che cercherà di entrare in contatto con lui attraverso il linguaggio delle emozioni. Particolarmente intensa la scena in cui l’amante guardandolo negli occhi, lo accarezza sulla guancia; l’essere visto, sembra assumere per lui il senso di essere stato scoperto nella sua nella sua fragilità, di cui si vergogna profondamente. L’essere visto provocherà nell’uomo un momento di impotenza sessuale, quasi a indicare quanto fragile diventi la sua identità  quando è esposto allo sguardo autentico dell’altro.

Il retroscena di questo film fa comprendere quanto nella persona con dipendenza l’agito sessuale sia l’unico modo per evitare il contatto con il dolore psichico, è lo strenuo tentativo di respingere, la tensione ed il dolore per una ferita che appartiene al passato e un probabile trauma, che non possono essere pensati perché troppo dolorosi da elaborare.  Il vivere fuori di sé (senza vivere davvero), allora, potrebbe indicare una soluzione estrema a questo trauma, una difesa che gli permette di restare integro e non rompersi in mille pezzi. 

5. L’intervento

La diagnosi di un disturbo da dipendenza sessuale deve essere effettuata necessariamente da un professionista esperto in materia che può essere uno psicologo, uno psicoterapeuta o uno psichiatra.

A seconda dei casi e delle caratteristiche delle singole persone si deciderà la strada migliore da seguire, in generale però, è sempre opportuno un percorso psicoterapico. 

Nel caso dell’intervento psicoterapico il primo passo da fare sarà quello di accompagnare la persona affinché riconosca di avere un problema. È questa la prima regola per avere la giusta motivazione ad affrontare il processo terapeutico. 

È così che la persona potrà iniziare a comprendere (nella mente, nel corpo e con le emozioni) il modo in cui la sua dipendenza si manifesta.

La chiave centrale sarà permettere al paziente di percepire, con tutti i sensi e ad ogni livello (cognitivo, emotivo e corporeo) le sue fragilità e accettarsi così com’è, con la sua ombra e la sua bellezza.

Se credi di avere anche tu questo tipo di dipendenza e non sai come affrontarla, chiedere aiuto è necessario per migliorare la qualità della propria vita e delle proprie relazioni.

Posso offrirti un momento di ascolto, privo di giudizio, con una sessione gratuita.

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