Sindrome premestruale: sintomi, cause e cura

sindrome premestruale (2)

La Sindrome premestruale, definita d’ora in avanti PMS, venne diagnostica per la prima volta da Greene e Dalton nel 1953, ma se ne ebbe menzione già ad opera di Frank nel 1931, da allora circa 150 sintomi sono stati inclusi nella lista dei possibili disturbi premestruali. 

La PMS è caratterizzata perlopiù dalla presenza di sintomi ricorrenti che si presentano esclusivamente durante la fase premestruale o nei primi giorni del ciclo. Studi epidemiologici indicano manifestazioni della PMS in una percentuale compresa tra il 20% e il 50% delle donne in età riproduttiva.

1. Che cos’è la Sindrome Premestruale (Pms)? 

La PMS consiste in un complesso di alterazioni fisiche e psichiche che compaiono ciclicamente durante la settimana che precede la mestruazione, cioè in quella che viene definita in ginecologia, tarda fase luteale e che hanno la tendenza a regredire o comunque a ridimensionare l’intensità, uno o due giorni dopo l’inizio della mestruazione stessa. 

Uno tra i criteri diagnostici fondamentali, che la definisce come sindrome è proprio la ciclicità dei sintomi nella stessa fase del ciclo mestruale (per almeno tre cicli consecutivi), in associazione alla presenza durante la fase follicolare, di almeno una settimana di assenza totale dei sintomi. 

Altro requisito diagnostico fondamentale è l’intensità dei sintomi e la loro capacità di interferire e invalidare, anche se temporaneamente, la vita relazionale della paziente.

Nella PMS, tra i diversi fattori che concorrono alla patogenesi del disturbo, sembrerebbe coinvolto anche il sistema serotoninergico, e infatti il coinvolgimento della serotonina, è confermato indirettamente dall’evidenza che gli antidepressivi, risultano essere in grado di ridurre sia i sintomi fisici, che quelli psicologici in circa il 60% delle donne con PMS, rappresentando la terapia farmacologica di scelta per tale disturbo. Ma vediamo meglio nello specifico quale sia la sintomatologia specifica di tale sindrome. 

2. Sindrome Premestruale: i Sintomi

La PMS è caratterizzata da un insieme complesso ed eterogeneo di alterazioni sia biologiche che psicologiche, ma è la loro precisa localizzazione temporale rispetto al ciclo mestruale che ne consente l’identificazione come sindrome.  Il quadro clinico della PMS comprende diversi sintomi psichici e somatici, i quali tuttavia non si manifestano sempre contemporaneamente. 

Tra i sintomi somatici, si annoverano perlopiù: edema diffuso con gonfiore addominale e aumento ponderale, dolori pelvici, turbe gastrointestinali quali nausea, stipsi o diarrea, tensione mammaria e mastodinia, vampate di calore, cefalea e comparsa di acne e seborrea, anergia, difficoltà di concentrazione, mal di testa. 

Tra i sintomi psichici che risultano essere più frequenti annoveriamo: la deflessione del tono dell’umore, con peggioramento nelle ore serali, ansia, labilità affettiva, ipersonnia, modificazioni dell’umore con irritabilità, aggressività, depressione e tendenza al pianto; difficoltà di concentrazione e scarsa motivazione, sonnolenza, calo della libido e alterazione del comportamento sessuale, iperfagia  e/o craving per i carboidrati e/o cibi dolci o salati. 

Tipicamente i sintomi si manifestano durante la fase luteinica (che corrisponde alla seconda metà del ciclo e che segue l’ovulazione) e sono assenti nella fase follicolare (che corrisponde alla prima metà del ciclo e comincia con la mestruazione).  

Ad ogni modo, anche se temporanea la PMS per queste sue svariate peculiarità cliniche, può avere ripercussioni negative a livello sociale, lavorativo e affettivo. 

Infatti, queste manifestazioni vengono considerate al pari di una patologia psichiatrica e sono riconosciute e classificate nel DSM-5 come una patologia a sé stante nella più ampia categoria dei disturbi depressivi. Ecco i criteri diagnostici. 

  • Criterio A – Si osservano almeno 5 dei seguenti 11 sintomi (e almeno 1 fra i primi 4):
  1. umore marcatamente depresso, senso di disperazione, o pensieri aggressivi verso sé;
  2. forte ansia o tensione, sensazione di essere “tirate” o “al limite”;
  3. forte labilità emotiva;                                                           
  4. persistente e marcata rabbia o irritabilità, con aumento dei conflitti interpersonali;
  5.  scarso interesse per le attività abituali (lavoro, scuola, amici, hobby);
  6. difficoltà di concentrazione;
  7. letargia, affaticabilità, carenza di energie;
  8. incontrollato aumento dell’appetito, spesso con smodato desiderio di alimenti specifici;
  9.  ipersonnia o insonnia;
  10. sensazione di essere sopraffatte dagli eventi, o fuori controllo
  11. altri sintomi fisici, come mastodinia o gonfiore del seno, mal di testa, dolori articolari o muscolari, gonfiore addominale, aumento di peso.
  • Criterio B – I sintomi interferiscono in modo significativo con il funzionamento sociale, professionale,sessuale,scolastico.
    Criterio C – I sintomi sono specificamente legati al ciclo mestruale e non rappresentano una mera esacerbazione di altri disturbi psico-emotivi, come depressione maggiore, disturbo da panico, distimia, disturbi di personalità, benché si possano sovrapporre ai sintomi di queste patologie.
  • Criterio D – Conferma dei criteri A, B e C per almeno due cicli mestruali consecutivi. Prima di tale verifica la diagnosi può essere formulata solo in via provvisoria.

Come abbiamo visto, dunque, in base alla “disabilità” che la PMS comporta, si distinguono forme lievi, moderate e gravi. Nei quadri più gravi si possono infatti riscontrare casi di scarso rendimento lavorativo fino all’assenteismo, isolamento sociale e in casi rari le donne affette da questo disturbo possono rendersi responsabili di comportamenti psicotici.

3. Sindrome Premestruale: le cause

Nonostante diversi studi e numerose ipotesi circa la patogenesi della PMS, non si conoscono ancora con esattezza le cause all’origine dei diversi disturbi. 

I diversi studi in merito, sono inclini a ipotizzare che le fluttuazioni ormonali connesse al ciclo ovarico, possano avere una loro incidenza, data la ciclicità della PMS, ma se così fosse, tutte le donne dovrebbero soffrire di PMS dato che tali fluttuazioni si verificano in tutte le donne fertili; cosa che in realtà non è, visto che la PMS coinvolge una percentuale ridotta del genere femminile. 

Può essere dunque ipotizzabile che nella piccola percentuale che ne soffre, l’influenza esercitata dalle variazioni ormonali possa essere esagerata e/o che vi possano essere altri fattori endocrini, collegati con i principali ormoni ovarici (estrogeni e progesterone) alterati. 

Anche se non è stato individuato l’esatto meccanismo alla base della PMS, il ritenere quest’ultima collegata alle variazioni cicliche degli steroidi ovarici è supportata dal fatto che gli ormoni sessuali femminili ricoprono appunto un ruolo fondamentale nella patogenesi del disturbo: tipicamente, infatti, il disturbo non si manifesta nel corso della gravidanza e durante cicli anovulatori, si risolve con la menopausa e può essere indotto in post menopausa somministrando la terapia sostitutiva sequenziale.

Oltre alle teorie ormonali, sono state prese in considerazione altre ipotesi tra cui quella di una disfunzione tiroidea, dato che alcune donne che soffrono di PMS, presentano segni ciclici di ipotiroidismo. 

Altre ipotesi riguardano il ruolo deficitario della vitamina B6 e del magnesio e quella dell’ipoglicemia, basata sulla questione di iperfagia che investe il quadro clinico della PMS. 

Altri studi vertono invece su un coinvolgimento del sistema neuroendorcino, secondo cui alla base della PMS potrebbe esserci un alterato controllo neuro-endocrino centrale dell’asse che vede coinvolti l’ipotalamo, l’ipofisi e l’ovaio. 

In ultimo, come su detto, un’altra ipotesi verte sul coinvolgimento alla base della PMS del sistema serotoninergico, dal momento che le modificazioni dell’umore tipiche della PMS quali appunto irritabilità, ansia e labilità emotiva sono simili a quelle della depressione. 

E in effetti la serotonina è un neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione dell’appetito, dell’attività sessuale, della termoregolazione e in particolare, nella regolazione del tono dell’umore. Il coinvolgimento della serotonina che è alla base della patogenesi della depressione, spiegherebbe perché la sintomatologia regredisce qualora si assumano durante la PMS antidepressivi, e se comprovata dunque, risulterebbe di fondamentale importanza ai fini terapeutici del disturbo stesso.

4. Come curare la Sindrome premestruale 

Come abbiamo visto, dunque, la PMS può essere considerata un disturbo a tutti gli effetti e, per certi versi invalidante rispetto alla vita professionale, sociale e relazionale di chi ne soffre, da qui l’importanza di scegliere una buona strategia terapeutica che sia tollerata e prolungata nel tempo. Per scegliere un buon piano terapeutico risulta essere fondamentale comprendere innanzitutto la natura e l’intensità dei sintomi. 

Di fronte a sintomi lievi, una possibile soluzione terapeutica potrebbe essere quella di associare a una buona attività fisica (ad es. yoga,  esercizio aerobico), e dietologica (ad esempio integratori minerali come il Calcio , integratori alimentari come  Vitamine, acidi grassi omega-3, integratori a base di erbe come ad esempio Ginkgo biloba, Crocus sativus), una buona Psicoterapia mirata al trattamento della sintomatologia, con l’ausilio di tecniche di rilassamento (es. Mindfulness, training autogeno), oppure tutte le psicoterapie e metodologie annesse, utili al trattamento dei disturbi dell’umore.

Se invece i sintomi possono presentarsi in forma moderata o grave allora a quel punto oltre alla psicoterapia e all’attività fisica e dietologica può essere utile un trattamento medico che va dall’inserimento dei contraccettivi per via orale se i sintomi sono moderati, fino all’eventuale ausilio dei farmaci cosidetti SSRI (Selective Seretonine Re-Uptake Inhibitor) ovvero altrimenti conosciuti come antidepressivi o ancora con alcuni tipi di benzodiazepine. 

 Conclusioni

In conclusione, la PMS come abbiamo visto si dimostra essere una sindrome assai complessa e che ancora non ha una causa ben precisa da cui origina, ma che richiede certamente un intervento multidisciplinare che vada a intervenire sugli aspetti di natura somatica indubbiamente ma anche e soprattutto su quelli di natura psicologica e psicosomatica. Essendo, come riferito dal DSM V, un disturbo che rientra nei disturbi dell’umore, anche se limitato nel tempo, come tale va trattato e curato per giungere così a una remissione della sintomatologia connessa e dunque a migliorare la qualità della vita, di chi ne soffre. 

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