Sistemi Viventi e Identità Individuale: The Southern Reach Trilogy di Jeff VanderMeer

Sistemi viventi e identità individuale_ The Southern Reach Trilogy di Jeff VanderMeer

Articolo scritto dal Dr. Massimiliano Gàbboli

That’s how the madness of the world tries to colonize you:
from the outside in, forcing you to live in its reality.

È in questo modo che la follia del mondo cerca di colonizzarti:
dal di fuori verso l’interno: costringendoti a vivere la sua realtà
(J. VanderMeer, Annihillation) 

Pubblicata nel 2014 dalla FourthEstate di Londra, The Southern Reach Trilogy di Jeff VanderMeer ha riscosso un ben meritato successo sia da parte del pubblico che della critica di settore, anche se con qualche discontinuità tra il primo volume (Annihillation), dal quale nel 2018 è stato tratto anche un buon adattamento cinematografico diretto da Alex Garland, ed i successivi due (Authority e Acceptance) che, probabilmente proprio a causa della loro singolarità, hanno raccolto pareri più discordi.

Agli occhi di un lettore di lungo corso come me, amante di vari generi di letteratura, ma particolarmente affascinato da quella che spinge la propria esplorazione ai confini tra la Realtà e l’immaginazione indagando con attenzione le reazioni dei personaggi e le loro interazioni, la trilogia costituisce senza dubbio un’opera unica, di valore uniforme proprio per l’organicità con cui i tre romanzi che la costituiscono sono stati elaborati e composti. Essa è inoltre caratterizzata da un uso del linguaggio estremamente raffinato e capace di creare un ambiente che, per quanto fortemente connotato da elementi fantastici, risulta tuttavia credibile per tutto il corso della lettura, soprattutto grazie ad una descrizione talmente accurata degli ambienti naturali, dei contesti e delle interazioni umane da renderli praticamente “visibili” al lettore, come se ne fosse partecipe in prima persona. A questo si aggiunge la rara capacità di VanderMeer di generare con il suo stile di scrittura un costante senso di inquietudine e di suspense intorno ai misteri che costituiscono il nucleo della narrazione, mantenendo la tensione fino alla fine, con il risultato di allestire per il lettore un’esperienza fortemente immersiva. 

Tuttavia, come psicologo psicoterapeuta relazionale-sistemico, ciò che realmente mi affascina della SRT sono tre aspetti interrelati che VanderMeer ha sapientemente saputo integrare, ponendoli alla base della propria narrazione:

  • la possibilità di pensare un intero ambiente –inizialmente l’Area X, ma successivamente anche parti del mondo fuori dalla barriera che la delimita e la sua successiva espansione–  come un’unica entità dotata delle proprietà di un organismo vivente e pensante, ovvero di un sistema com’era stato originariamante concepito da G. Bateson;
  • gli effetti che un simile ambiente esercita sull’identità delle persone che si trovano al suo interno;
  • la scoperta che una simile entità non può che definirsi come un sistema permanentemente in transizione.

Credo che, proprio per la sua natura di narrazione immaginaria, questa trilogia possa essere letta come una metafora molto articolata che ci permette di riflettere più liberamente su questi tre punti, i quali costituiscono al contempo altrettante sfide reali e fondamentali per il pensiero e la cultura contemporanea e, proprio per questo, possono essere sentite dal lettore della SRT con quel senso di inquietudine e di catastrofe imminente che attraversano tutta l’opera.

Le considerazioni che seguono si basano sulla mia lettura dell’edizione originale, mentre rimando chi avesse meno dimestichezza con l’Inglese, all’edizione italiana edita da Einaudi nel 2018.

1. La Trama

Per consentirvi di seguire meglio le mie riflessioni, riassumo qui brevemente la trama della trilogia nel suo svolgersi attraverso i tre romanzi che la costituiscono. Leggete senza timore di incorrere in eventuali spoiler; amo troppo il gusto della sorpresa nella lettura per rovinarvelo con qualche incauta anticipazione, soprattutto in un’opera come questa, che nella sorpresa trova uno dei suoi punti forti, ovvero dove le cose non vanno mai come vi aspettereste!   

1.1 Annihilation

Segue il viaggio di esplorazione della dodicesima missione all’interno della misteriosa Area X, un territorio che circa trent’anni prima è stato profondamente modificato da un oscuro Evento che ha colpito un esteso tratto di costa marina caratterizzato da distese di boschi alternate ad ampie aree lagunari su cui sorgevano alcuni villaggi e un faro, ed un’isola al largo della stessa su cui rimangono le rovine di un faro più antico. Per rassicurare la popolazione, le autorità hanno pubblicamente attribuito l’evento ad una catastrofe ambientale che avrebbe richiesto decenni per la bonifica, ma la Southern Reach, l’agenzia che il governo ha preposto allo studio dell’area per controllarla e contenerla, in realtà non è ancora riuscita a comprendere la reale natura del fenomeno. Nella totale segretezza che avvolge l’operato della Southern Reach, tutte le missioni precedenti, appositamente composte da scienziati esperti in diverse discipline per indagarne i vari aspetti, si sono concluse in altrettanti fallimenti: alcuni membri sono scomparsi, altri sono tornati così profondamente cambiati da far dubitare ai loro stessi  familiari che si trattasse delle stesse persone; molti, poco dopo il rientro, si sono ammalati e sono deceduti per patologie tumorali a sviluppo inspiegabilmente rapido.
La dodicesima missione è composta da quattro donne, che vengono semplicemente denominate: la psicologa, la topografa, l’antropologa e la biologa; un quinto membro, la linguista, all’ultimo momento non attraverserà il confine. La psicologa al comando della missione è anche il direttore in carica della Southern Reach ed ha personalmente selezionato tutti i membri della squadra per le loro qualità personali e professionali; in particolare la biologa, che ha scelto per il suo forte temperamento, la passione che nutre per lo studio degli ambienti naturali in transizione e perché ha un personale conto in sospeso con l’Area X: suo marito era uno dei membri della missione precedente. La psicologa ha inoltre il compito di gestire, nel corso della missione, l’uso dell’addestramento ipnotico a cui tutti i membri della squadra sono stati sottoposti il quale, se è stato pensato per controllare le loro reazioni emotive di fronte agli eventi presumibilmente sconvolgenti che si sarebbero trovate a dover fronteggiare, solleva però forti dubbi sulla loro effettiva capacità di giudicare obiettivamente lo statuto di realtà di ciò a cui assistono durante la loro esplorazione.

1.2 Authority

Cambia il punto di vista seguendo le vicende del nuovo direttore della Southern Reach, John Rodriguez soprannominato Control, il quale è stato incaricato di condurre l’agenzia come ultima possibilità di riscatto da una carriera nei di servizi segreti segnata da una lunga serie di fallimenti; nonostante ad essa fosse stato preparato praticamente per tutta la vita, ricevendola come una sorta di eredità familiare dalla madre e dal nonno materno.
A discapito del suo “nome di battaglia”, Control sembra non riuscire a controllare praticamente nulla, né sul lavoro né nella vita privata. Al suo arrivo nella Southern Reach si troverà a dover fare i conti con una vicedirettrice, Grace, abile e decisa ma che fin dal primo momento gli mostrerà apertamente la propria ostilità, ed una divisione scientifica che per oltre tre decenni si è dedicata allo studio dell’Area X con mezzi quantomeno eterodossi, quando non proprio bislacchi, ottenendone scarsissime informazioni.
Egli sarà quindi costretto a svolgere le sue indagini praticamente da solo, nutrendo spesso il dubbio che il misterioso interlocutore a cui è tenuto a fare rapporto, sempre per telefono senza mai incontrarlo di persona, possa essere qualcosa di diverso del funzionario della Centrale che lui crede che sia.
Con molti sforzi riuscirà comunque a ricostruire le scarse informazioni che l’agenzia è riuscita a raccogliere in trent’anni: lo stesso Evento che ha generato l’Area X sembrerebbe aver prodotto il Confine che la delimita: una sorta di barriera elettromagnetica impossibile da attraversare, perché tutto ciò che entra in contatto con essa scompare, e che si interrompe in un solo punto ben delimitato, una specie di “portale” dal quale negli anni sono state fatte entrare le varie missioni. All’interno dell’area una Natura estremamente vitale e rigogliosa ha riconquistato in breve tempo tutto ciò che era stato modificato dall’opera dell’uomo, mentre le persone che abitavano la zona sembrerebbero essere svanite nel nulla al momento stesso dell’Evento. All’interno dell’Area X vi è un’anomalia topografica, che la maggior parte dei membri delle missioni precedenti si ostina a denominare Torre quando in realtà è l’esatto contrario, ovvero una sorta di largo pozzo che affonda per decine di metri nel suolo, all’interno del quale è possibile scendere percorrendo una lunga scala a chiocciola.
Imprigionato dai segreti che si nascondono dentro la Southern Reach, tra cui i suoi legami con una misteriosa associazione pseudoscientifica denominata Séance & Science, e sempre più coinvolto nello svelare i misteri dell’Area X, Control si vedrà progressivamente cadere in balia degli eventi che lo circondano, fino all’ultimo, il più eclatante: l’improvvisa e inarrestabile espansione dell’Area X!

1.3 Acceptance

Approfondisce le storie dei principali personaggi della trilogia, seguendo ognuno nella particolare sfumatura di solitudine in cui sembra essersi smarrito e nella quale si è trovato ad affrontare quel fenomeno potente e inarrestabile che è l’Area X. Ci guida quindi a scoprire l’origine dell’interesse quasi morboso della psicologa per l’Area X, che l’ha spinta a sacrificare praticamente tutta la sua vita al suo studio ed a correre il rischio di entrarci per ben due volte; ci svelerà poco a poco il ruolo fondamentale svolto nella vicenda da Saul Evans, il guardiano del faro, e ci farà seguire Control e Ghost Bird–: Uccello Fantasma, il soprannome che il marito aveva dato alla biologa– in una nuova esplorazione dell’Area X, mentre questa manifesta un’evoluzione sempre più rapida e strabiliante della sua natura e della sua struttura spazio-temporale. Per la prima volta vedremo comparire anche accenni di legami affettivi, quasi assenti nei due volumi precedenti. 

2. Il sistema vivente e pensante

Addentrandomi nell’Area X, anche se dalla confortevole e sicura posizione di semplice lettore, mi ha colpito come, nonostante l’atmosfera di permanente inquietudine che la permea, mi sentissi stranamente a mio agio. Alla sua anomala singolarità si affiancava un’inattesa aria di familiarità, probabilmente dovuta al fatto che fin dal primo momento ho associato il suo complesso e misterioso funzionamento alla prospettiva sistemica inaugurata da Gregory Bateson, il quale fu il primo a sviluppare questa nascente epistemologia applicandola agli ambienti naturali, gettando le basi di quella che successivamente sarà l’ecologia.
Alla base del suo ben più noto lavoro come antropologo e della sua successiva estensione alla psicologia ed alla psichiatria, Bateson aveva infatti iniziato i suoi studi nel campo delle scienze naturali e in Mente e Natura (1979), ma ancora di più in Verso un’Ecologia della Mente (1972) ci ricorda spesso che, fra i passaggi che lo hanno condotto a concepire gli organismi, gli ambienti, le culture e la mente umana come sistemi, ci fu il pensiero che interi ecosistemi come le grandi foreste mostrassero una tale capacità di autoregolazione delle loro complesse dinamiche interne e dell’immensa quantità di elementi diversi che li compongono, da manifestare con evidenza tutte le caratteristiche di una mente. Se il concepire come unità di studio il sistema, anziché i singoli elementi che lo compongono come aveva fatto la scienza in precedenza, ha rappresentato un radicale cambio di prospettiva; l’immaginare tali sistemi –organismi, ambienti, culture, famiglie o la stessa mente umana– come capaci di produrre un funzionamento autoregolato sovraordinato ha costituito un vero e proprio salto epistemologico.

2.1 L’uomo: da soggetto pensante ad agente inerte 

In questo salto, l’uomo ha visto cambiare la propria posizione dall’essere considerato e considerarsi come unico soggetto pensante ed agente di fronte a una natura oggettivata e inerte, che poteva osservare e analizzare al fine di piegarla alla propria volontà, ad essere sempre e solo un elemento dei sistemi in cui è inserito: la Natura o “il mondo”, in senso più generale, ma anche le loro suddivisioni interne, dalla società e dalla cultura, fino al gruppo sociale specifico, alla famiglia, alla coppia, ecc…, di cui può influenzare il funzionamento in modo vantaggioso per sé e per tutto il sistema più accrescendo la consapevolezza della propria posizione al suo interno e dei legami di interdipendenza con gli altri elementi, che non con strategie e/o autonomi atti di volontà.

2.2 Il pensiero ecologico di Bateson

Il pensiero di Bateson è quindi ecologico nella misura in cui mostra all’uomo il suo inscindibile legame con il suo ambiente, scalzandolo dall’arrogante posizione di superiorità in cui lo aveva collocato il pensiero positivistico/razionalista fondato sulla cartesiana distinzione fra res cogitans e res extensa e permettendogli di sentire nuovamente questo vitale legame di interdipendenza dentro di sé; oltretutto non come una debolezza, ma come una risorsa.
Credo sia proprio questo che viene intensamente rievocato dalla lettura di quelle pagine della SRT in cui i protagonisti restano attoniti e quasi smarriti di fronte alla sorprendente vitalità e bellezza della natura che cresce nell’Area X, arrivando a pensare che essa non sia un fenomeno casuale, ma il prodotto dell’opera sistematica, per quanto a loro incomprensibile, di una qualche forma di “intelligenza superiore”.

2.3 L’altro Sistema dell’Area X

Ma allo stesso modo, a fare da contraltare all’Area X, troviamo, nella SRT, un altro sistema: quello interamente umano della Southern Reach che dovrebbe studiarne il funzionamento per poterla controllare e soprattutto contenere, ma che alla fine diventa un suo elemento complementare. Al suo interno condividiamo la fatica e la frustrazione di Control nel suo vano tentativo di svolgere le sue funzioni di direttore in un ambiente in cui trova a contrastarlo il paranoico tentativo di ognuno di esercitare autonomamente il proprio potere attraverso il segreto, il sotterfugio e la minaccia, creando un ambiente freddo, deprivato di emozioni e relazioni che non siano strumentali ad ottenere un qualche vantaggio personale ed, in definitiva, mortifero tanto quanto l’Area X appare, al contrario, vitale.
Credo che non si potrebbe comprendere la scelta del soprannome Control se non vedendolo come una metafora, quasi parodia, di quell’Io individuale che, incurante del sistema in cui si muove, lotta per ottenere comunque, a tutti i costi la supremazia sugli altri e che si salva dal precipitare nella follia, proprio come accade a Control alla fine del secondo romanzo, riconoscendo e accettando la propria appartenenza ad un sistema più grande ed abbandonandosi ad essa.
Da questo punto di vista condivido l’opinione espressa anche da altri, che la SRT sia un’opera ispirata da un pensiero o, ancor meglio, da un’epistemologia ecologica nel senso proprio del termine, in quanto evidenzia la fondamentale interconnessione dell’essere umano con l’Ambiente e gli ambienti che abita, e cerca di promuoverne una consapevolezza che tarda a diffondersi nella cultura di massa, la quale sembra ancora concepire l’ecologia come un’ideologia votata alla salvaguardia dell’ambiente attraverso singole azioni come la riduzione delle emissioni di CO2 o il tentativo di salvare qualche specie in via di estinzione.

3. L’Identità individuale nei sistemi in transizione

Un secondo aspetto che mi ha fortemente coinvolto nella lettura della SRT è l’attenzione che VanderMeer ha dedicato alla caratterizzazione psicologica dei suoi personaggi in modo da far emergere come, nell’affrontare l’Area X, essi si trovino contemporaneamente a confrontarsi, come in uno specchio, con le loro più o meno fragili identità. È questo un tema che, pur sviluppandosi progressivamente lungo tutta la narrazione, raggiunge il suo apice nel terzo romanzo, Acceptance, e che riveste un particolare interesse perché rappresenta una criticità anche per il momento culturale che da alcuni decenni stiamo attraversando.

3.1 L’identità per Erikson

In psicologia il concetto di identità si riferisce a come una persona rappresenta il sé a se stessa sia dal punto di vista individuale che rispetto alla società, e pur avendo ricevuto significativi contributi da parte di numerosi psicologi, a partire da quello fondamentale di Erik Erikson, non è ancora stato sistematizzato in una teoria unitaria ed è molto meno utilizzato di altri; questo probabilmente perché è un concetto di confine tra psicologia e sociologia in quanto concerne la relazione fra l’individuo e l’ambiente in cui vive.
Nel mio lavoro trovo utile fare riferimento alla rielaborazione del pensiero di Erikson proposta da Drew Westen nell’articolo “Disturbances of self and identity in personality disorders”, scritto con Amy K.Heim.

3.2 L’approccio di Wensten

Westen sostiene che in ognuno di noi sono compresenti molteplici rappresentazioni di sé associate a differenti situazioni e stati emotivi; tali rappresentazioni di sé possono essere tanto esplicite quanto implicite e si connotano come rappresentazioni di sé reali o rappresentazioni di sé ideali: desiderati o temuti. Secondo Westen buona parte dei nostri stati affettivi, soprattutto quelli complessi e duraturi come l’orgoglio, la soddisfazione, il senso di colpa o la vergogna, deriverebbero dal grado di discrepanza o di sovrapposizione che l’individuo rileva fra i sé reali ed i sé ideali e/o dalla loro attivazione in specifici contesti.
L’identità sarebbe quindi, per Westen, un ampliamento del concetto di sé risultante da almeno sette componenti:

  1. Un senso di uniformità e di continuità attraverso il tempo e lo spazio;
  2. La sensazione di essere l’autore delle proprie azioni (agency)
  3. Una corrispondenza tra rappresentazioni del sé e definizioni del sé;
  4. Una corrispondenza fra determinati ruoli e le definizioni del sé;
  5. Il riconoscimento, da parte di altri significativi, dell’impegno nel tentativo di esercitare correttamente i propri ruoli; 
  6. Il sostegno di una serie di valori etici e di standard ideali del sé;
  7. Il credere in una visione del mondo che da significato alla vita.

3.3 L’identità nell’immersione nell’Area X

Leggendo la SRT la prima cosa che balza all’occhio è come, in un modo o nell’altro, tutti i personaggi principali sembrino arrivare a confrontarsi con l’Area X quasi come se vi fossero stati destinati dalle loro vite precedenti e come ognuno di loro, nonostante le proprie specifiche, gravi carenze in una o più delle sunnominate componenti dell’identità, fosse come smarrito in un’esistenza vuota e mediocre, che tuttavia avrebbe potuto proseguire inalterata fino al suo termine naturale, se non si fosse trovato ad affrontare la sfida che un simile ambiente gli ha posto di fronte.
Per non togliervi il gusto della lettura mi limiterò semplicemente ad accennare a come Saul Evans, che un tempo rivestiva un importante ruolo sociale, fosse finito a fare il guardiano del faro a causa di un’improvvisa quanto completa perdita della fede che dava significato alla sua vita e alla sua carica, insieme con i valori su cui essa si fondava, e come la psicologa avesse vissuto un’infanzia di abbandono e deprivazione emotiva, trovando un barlume di senso di appartenenza solo nel periodo in cui aveva abitato quella zona che successivamente sarebbe diventata l’Area X, alimentando quindi il suo impegno nel cercare di svelarne i misteri più con i propri bisogni emotivi di riparazione, piuttosto che con l’interesse professionale.

34 Il ruolo di Control e di Ghost Bird

Qualche parola in più meritano invece i due protagonisti, John Rodriguez/Control e la biologa/Ghost bird, i quali sembrano trovare le loro rispettive caratterizzazioni proprio in questa dimensione.
In Annihillation colpisce fin dall’inizio l’evidente particolarità che vede tutti i personaggi denominati semplicemente attraverso la loro specializzazione professionale –la psicologa, la biologa, ecc…– come se la loro identità fosse completamente assorbita da questo singolo ruolo; solo la biologa e solo dal momento in cui violerà i limiti del proprio mandato per entrare in contatto con l’Area X, recupererà un nome–anzi, il soprannome datole dal marito: Ghost bird– e quindi un’identità personale; e sarà proprio Ghost Bird ad uscire e rientrare nell’Area X con un ben diverso senso di sicurezza in sé e una capacità di adattamento che nessun’altro personaggio riuscirà a sviluppare. Se poi ci chiediamo quali siano le risorse a cui sembra fare appello per compiere questa trasformazione, le troviamo nella sua fascinazione per gli ambienti marini di transizione, in una singolare quanto solida fiducia nella relazione emotiva e, paradossalmente, nella sua incapacità di conformarsi ad un rigido ruolo prestabilito; tutte caratteristiche che, se fuori dall’Area X costituivano dei difetti, al suo interno diventano risorse.
Per quanto riguarda Control la sua situazione appare ancora più complicata tanto quanto il suo esito rimane più oscuro. Cresciuto in una “buona famiglia” della classe media, ha sofferto un’infanzia segnata dalla quasi totale assenza della madre, venendo solo in parte compensato dalla presenza del padre, ed, una volta cresciuto, è stato immesso in una carriera in cui non riesce a trovare il proprio posto perché la sua tendenza a lasciarsi coinvolgere emotivamente e a rispettare una sua scala di valori non sono compatibili con l’ambiente in cui opera e lo portano a ripetuti, dolorosi fallimenti. Quindi, non riconosciuto come persona, non solo non viene riconosciuto nei ruoli che con notevole sforzo tenta comunque di ricoprire, ma neppure nell’impegno con cui cerca di farlo, nonostante essi siano molto lontani dai suoi ideali.
Per lui sarà fondamentale il momento della storia in cui abbandonerà quel ruolo in cui ha finalmente capito di non potersi riconoscere, per trasformarsi in un fuggitivo, confidando, contro ogni buon senso, in una persona verso cui si sente trasportato dal proprio intuito e per la quale non sarà più Control, ma tornerà ad essere John.     

Conclusioni

Volendo trarre delle conclusioni da un discorso che, come in una camera degli specchi, si riflette fra le due dimensioni della Realtà e dell’immaginazione, moltiplicando le riflessioni possibili, sento di poter dire che la Southern Reach Trilogy è un’opera che merita di essere letta per intero.
Innanzitutto per l’esperienza immersiva di rara intensità che regala; in secondo luogo perché rappresenta una di quelle rare opere di sci-fi che, insieme ad alcuni suoi illustri antenati come Brave New World di A.Huxley e 1984 di G.Orwell, per citare solo i due più noti, attraverso la lente di ingrandimento della narrazione crea degli scenari che ci mostrano le “falle” del nostro sviluppo culturale, accompagnandoci a prenderne coscienza.
Di fronte all’Area X ed ai suoi strani fenomeni ci sarà forse possibile mettere per un attimo da parte il delirio di onnipotenza in cui il nostro sviluppo scientifico e tecnologico ci ha lanciati, per recuperare un poco del rispetto che dovremmo avere nei confronti di una Natura e di un Cosmo di cui siamo solo un piccolo, fragile e transitorio elemento.

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