“Strappare lungo i bordi”. Il Senso di Inadeguatezza Nella Società

Strappare lungo i bordi

Articolo scritto dalla Dr.ssa Valeria Bernardino

Chi, nella propria vita, non è mai stato pervaso da un senso di inadeguatezza? Quella particolare sensazione di sentirsi fuori posto, diverso, a volte sbagliato, giudicato, e spesso anche incompreso. Zerocalcare ha creato, e interpretato la sua prima serie ufficiale “Strappare lungo i bordi” per Netflix, in cui ha saputo rendere in versione cartoon alcune situazioni e sensazioni che comunemente molti possono ritrovarsi a vivere. Il suo enorme successo di questo autunno forse è dovuto proprio a questo. Ha saputo toccare ed esprimere molti concetti diffusi, ma che difficilmente si riescono a cogliere, e con questa serie è “arrivato a toccare” un pubblico molto vasto. Per alcuni Zerocalcare è un nome nuovo, per altri è invece un personaggio noto, soprattutto per gli amanti dei suoi fumetti caratterizzati dalla forte introspezione o per chi segue il programma televisivo di Propaganda Live. 

Ogni episodio della serie potrebbe essere diviso in due parti. Da un lato abbiamo lo svolgersi di un viaggio in treno, che parte con Zerocalcare che si incontra con degli amici per andare in un luogo che verrà svelato solo nell’ultimo episodio. Nello svilupparsi di questo spostamento sono presenti aneddoti della vita dell’autore a partire dall’infanzia fino a un recente passato, e alcune considerazioni su diversi argomenti, spesso derivati da discorsi che Zero fa con la sua coscienza, impersonata da un armadillo o dai suoi monologhi interiori. Solo alla fine ogni tassello prende il suo posto e tutto assume un significato più ricco e profondo. 

1. Alcune tematiche della serie

Già a partire dal titolo “Strappare lungo i bordi” Zerocalcare esprime un’idea fondamentale. Con modalità diverse ognuno costruisce la propria vita con un’idea in testa. A volte creata a seguito di pressioni esterne, a volte a seguito di bisogni interni di confronto con gli altri, a volte si riesce in maniera più bilanciata e libera. I bordi di cui parla Zerocalcare sono quelli che delineano la forma della vita che conduciamo. Bordi delineati da una linea tratteggiata, come quelli delle figure da ritagliare. Questa linea rappresenta il percorso di vita, che a volte viene percorsa con lentezza per paura di uscire dalla linea tratteggiata, a volte “senza guardare” per evitare di vedere se si è usciti o meno dal tratteggio. Altre volte con impegno e dedizione, mirando dritti alla vita che abbiamo progettato. Ma anche quando c’è impegno, spesso si inciampa in una tendenza che non sempre è salutare per il nostro benessere. Si va a confrontare la propria vita con quella degli altri.  E spesso si intravede una vita “ritagliata” meglio che appare più perfetta della propria. In questa società così tanto invasa dall’uso dei social media è veramente facilissimo poter sbirciare nella vita degli altri, degli amici, delle persone famose, dei nemici. E questa possibilità spesso porta a un forte senso di malessere interno. Per soppesare e valutare il proprio valore, per avere opinione se si è belli, intelligenti o capaci spesso ci si confronta con gli altri, Festinger ne parlò con la “Teoria del Confronto Sociale” già nel 1954. Questa attitudine ha ovviamente un effetto nella nostra vita e nelle nostre considerazioni. In psicologia sociale esiste inoltre un concetto in qualche modo collegato a questa tendenza, ovvero la “deprivazione relativa” che indica il senso di scontento derivante dal sentirsi privati di qualcosa che altri hanno invece ottenuto, accompagnata dalla sensazione di avere generalmente “meno” delle persone con cui si confronta. 

I temi trattati nella serie sono molteplici, il senso di vergogna nel non saper cambiare una gomma, il lutto, il disagio provato a svolgere un lavoro che non era previsto, l’autosabotaggio, la difficoltà e le aspettative create nel periodo in cui Zero si mantiene con le ripetizioni scolastiche, la mancanza di un obiettivo definito, il sentirsi spaesato e la ricerca di un lavoro che non si trova. 

La tematica che probabilmente ha il dono di coinvolgere inizialmente è la riflessione che Zero fa sul soddisfare le aspettative della sua insegnante. Per farlo racconta alcuni aneddoti della scuola elementare, in cui si sentiva capace e bravo e anche il preferito della sua maestra, ma con il procedere della scuola, iniziano le prime difficoltà di rendimento. Questo fa sorgere in lui il forte disagio derivante dalla possibilità di deludere la persona che lo considerava “uno bravo studente”. Probabilmente è un sentimento che a tutti è capitato di provare almeno una volta nella vita. Sentire come propria l’idea e l’immagine che l’altro può avere di noi, stimolando la spinta motivazionale a impegnarci per reggere e mantenere questa rappresentazione e aspettativa dell’altro.  Sentire tutto l’enorme peso del rischio e della paura di fallire e del giudizio, del vedersi come un incapace, un impostore, una delusione. 

È la compagna e amica Sarah che rende più leggero questo enorme peso negativo di Zero, quando ridimensiona il campo di osservazione e inserisce Zero in un contesto condiviso con gli altri compagni di scuola, ridescrive alcuni scenari arricchendoli di nuovi significati che lo libereranno dal peso di doversi fare carico delle aspettative altrui e dal senso di responsabilità per cose che non gli competono. 

“Ma non ti rendi conto di quant’è bello? Che non ti porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d’erba in un prato? Non ti senti più leggero?” (Sarah)

2. Vivere nel nostro contesto sociale

Il nostro periodo storico è caratterizzato da forti richieste e aspettative che influenzano il nostro modo di vivere. Spesso si osserva il mondo confrontandolo con regole e standard che appaiono come l’unica via possibile, o come la via migliore, più gradita, giusta, etica, condivisa, più di successo… e via dicendo. Abbiamo delle tappe prestabilite che scandiscono i nostri passi e la nostra crescita, come la scuola, o l’università, o i corsi di formazione. Tutto necessario per costruire un futuro in cui poterci sentire a nostro agio. Inseguendo quella felicità quasi promessa. Abbiamo poi degli insegnamenti che arrivano da chi ci ha cresciuto, o da chi ci ha preceduto, che spesso garantiscono una riuscita, perché loro sono riusciti “facendo così”. Ma i tempi e il progresso hanno portato a nuove regole e modalità di azione e spesso il famoso divario generazionale assume nuovi confini. Il risultato è che il senso di inadeguatezza e il sentirsi persi, senza appigli o punti fermi sono altamente diffusi. E allora siamo tutti condannati? Ovviamente no. Le possibilità di cambiamento sono probabilmente davanti a te, si tratta solo di rimboccarsi le maniche, forse sporcarsi un po’ le mani e cercarle!

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