Teoria dell’Attaccamento e Relazioni di Coppia: Quindi è Tutta Colpa dei Miei Genitori?

Teoria dell'attaccamento e relazioni di coppia_ quindi è tutta colpa dei miei genitori_

Articolo scritto dalla Dr.ssa Silvia Montinaro

1. Fntasie e suggestioni sul modo di amare ed essere amati

Sin da quando iniziamo a sperimentare l’amore con le prime “cotte” e le prime infatuazioni, iniziamo a chiederci che tipo di amante saremo e vorremmo essere. Allo stesso tempo iniziamo a desiderare e fantasticare su quello che potrebbe essere il/la nostro/a partner ideale. Il finale semplice delle fiabe “e vissero felici e contenti” in adolescenza e poi in giovinezza inizia a instillarci dubbi e apprensioni su come potrà essere davvero la vita di coppia. Cominciamo a chiederci come fare per consentire all’amore di vivere a lungo, mantenendo la passione e il legame; ci confrontiamo con le fragilità della società attuale, le separazioni vissute o osservate, le riunioni, le nuove relazioni e il sogno delle favole inizia a sembrare un miraggio. È davvero possibile mantenere un legame d’amore a lungo termine? È una speranza che va nutrita e preservata dalle illusioni e delusioni, quando iniziamo a conoscere meglio i bisogni intimi nostri e del partner, costruendo insieme un percorso di ri-conoscimento continuo, una crescita nel tempo con i suoi necessari cambiamenti e ri-adattamenti. 

Dobbiamo anche considerare che il nostro modo di amare è influenzato dal modo in cui abbiamo ricevuto amore sin da piccoli, accogliendo le nostre vulnerabilità associate alla nostra storia di vita. Ma allora è colpa dei nostri genitori o suoceri o di chi ci ha accudito durante l’infanzia se il nostro rapporto di coppia non funziona? Semplificando in questo modo dovremmo allora chiederci: loro a chi dovrebbero dare la responsabilità per il proprio modo di amare? Il gioco delle colpe si ritorcerebbe indietro, fino al peccato originale di Adamo ed Eva e non aiuterebbe nessuno a migliorare la propria conoscenza di sé. La riflessione sulla propria esperienza biografica ci permette invece di migliorare il nostro presente e futuro.

2. Cosa ci dice il modello dell’attaccamento

La teoria dell’attaccamento (Bowlby) studia le relazioni del bambino con le figure primarie che l’accudiscono e lo crescono (in genere i genitori) e come queste interazioni contribuiscano a formare il proprio modo di pensarsi come persone rispetto agli altri e alle aspettative di ricevere affetto, stima e sostegno dagli altri.

Vediamo ora brevemente gli stili di attaccamento che sono stati osservati nelle interazioni genitore-bambino (Main, Ainsworth).

2.1 Attaccamento sicuro

Questo tipo è chiamato anche libero autonomo ed è caratterizzato da esperienze relazionali di conforto al bisogno e sintonizzazione emotiva (aiuto nel riconoscimento delle emozioni manifestate), con la possibilità da parte del bambino di percepire i propri stati d’animo come di valore e di poter acquisire sentimenti di fiducia verso gli altri, che lo fanno sentire degno di affetto, promuovendo così la sua autonomia e padronanza emotiva. Nella coppia questi individui sanno porsi in modo sicuro verso l’altro, si sentono amabili, sono in grado di comunicare apertamente i propri bisogni e desideri e nel conflitto mantengono la fiducia nella possibilità di riconciliazione oppure sanno distaccarsi in modo collaborativo, quando concordano sulla fine di una storia d’amore; sono consapevoli dei propri bisogni sessuali e sanno costruire un’intesa con il partner che sia soddisfacente per entrambi. Pensiamo come esempio al commovente film Love story (regia di A. Hiller del 1970), dove i personaggi interpretati da Ali MacGraw e Ryan O’Neal sanno amarsi appassionatamente, ma anche litigare intensamente, per poi riparare con una sana riappacificazione.

2.2 Attaccamento insicuro ambivalente o resistente

 L’esperienza di attaccamento è stata caratterizzata da incostanza con conseguenti  sensazioni di imprevedibilità nei rapporti affettivi e vissuti di ansia e irritazione per la percezione di instabilità: questo stile è infatti chiamato anche preoccupato. Le reazioni difensive a questa mancanza di continuità sono comportamenti di lamentela o adesione eccessiva ed intensa, volti ad ottenere il controllo e la vicinanza della figura di attaccamento. Nella coppia queste persone tendono ad avere dubbi sulla stabilità del proprio rapporto, temono le separazioni, si sentono insicure rispetto alla propria amabilità e possono reagire con comportamenti di ipercontrollo, recriminazioni, richieste continue di attenzione e conferma per sentirsi protette. Il partner a sua volta può sentirsi controllato in modo esagerato, accusato e criticato con sentimenti di costrizione, colpa o di irritazione; nella sessualità sanno farsi coinvolgere intensamente, ma con il rischio di confondere la sicurezza affettiva con l’ambiguità polivalente dell’attrazione fisica, con aumento dello stato di timore e angoscia di separazione. Come esempio cito il classico film Via col vento, dove Rossella rincorre tutta la vita il proprio amore, reale e ideale, richiedendo continuamente attenzioni mai appaganti fino in fondo, giungendo ad accorgersi solo alla fine che la speranza e la fiducia vanno nutrite dentro di sé.

2.3 Attaccamento insicuro evitante 

Questi soggetti sono stati responsabilizzati presto verso l’indipendenza affettiva, con uno stile educativo che la premiasse o viceversa perché hanno dovuto imparare a cavarsela perlopiù in modo indipendente, con conseguente sviluppo di un’idea di sé di amabilità solo se capace e di immagine degli altri come non sempre disponibili a dare aiuto e supporto. Nella coppia questi/e compagni/e faticano ad esprimere i propri sentimenti, percepiti come di possibile disturbo per i partner, con conseguenti interazioni distanzianti (se si pensa di non essere abbastanza degni di amore è meglio non illudersi inutilmente) o iperaccudenti verso gli altri al fine di meritarsi l’affetto; possono dedicarsi intensamente e con piacere ai rapporti sessuali, ma con la fatica di una complicità intima e condivisa. Il film Ufficiale e gentiluomo del 1982, con Richard Gere e Debra Winger, mostra all’inizio alcuni tratti della fatica a lasciarsi coinvolgere in una relazione intima di vicinanza e condivisione.

2.4 Attaccamento disorganizzato o irrisolto

Le interazioni sono incongruenti e ambivalenti con difficoltà a dare un senso di coerenza a quanto avviene. L’immagine di sé è confusa e alla ricerca continua di significati. Nella coppia può emergere conflittualità con la tendenza a ricercare il capro espiatorio, vedere sé e l’altro in modo alternato come vittima buona o carnefice cattivo ma anche come salvatore idealizzato, con difficoltà a integrare aspetti positivi e negativi in sé e nel partner, visti entrambi come tutto/nulla; anche nella sessualità possono vivere esperienze intense e appaganti oppure lasciarsi travolgere da emozioni intense di angoscia e rivendicazione. Film esemplare di questa modalità è Cime tempestose, tratto dal famoso romanzo di Emily Bronte.

3. Le funzioni del sistema motivazionale di attaccamento-accudimento nel rapporto di coppia

Esse consistono nel:

  1. mantenimento del contatto fisico ed emotivo per sperimentare la vicinanza già nelle fasi di attrazione, corteggiamento ed innamoramento;
  2. rifugio emotivo sicuro per richiedere conforto e intimità nella fase dell’amore per sentirsi protetti e accolti;
  3. porto sicuro come base per l’esplorazione autonoma.

Considerando i bisogni indicati sopra, possiamo pensare che ognuno di noi nel rapporto di coppia ricerca quanto ha già ricercato da piccolo dalle proprie figure affettive di riferimento, con l’aggiunta della vitalità e curiosità dei sistemi motivazionali sessuale e ludico e di quello competitivo in senso positivo, per sentirsi l’unico/a o il prescelto favorito/a dal partner amato e ambito. Come nelle relazioni primarie abbiamo bisogno di essere guardati e apprezzati per quello che facciamo e per le nostre doti e virtù, ma anche ammirati indipendentemente dalle nostre competenze e successi, solamente per ciò che siamo e incoraggiati nelle nostre velleità e desideri di crescita e aspirazioni; inoltre abbiamo anche necessità di ritrovare la consolazione e il conforto della persona amata e fidata dopo i momenti faticosi e difficili.

4. Colpevoli e vittime oppure responsabili verso il proprio benessere romantico?

Se è vero che le nostre esperienze primarie di attaccamento hanno influenzato il nostro modo di essere e di relazionarci con gli altri, dobbiamo pensare che anche chi ci ha accudito può avere in qualche modo ripetuto uno schema già vissuto. Anche l’esperienza di coppia dei propri genitori può trasmetterci i valori che vorremmo riprodurre o da cui vorremmo differenziarci: è importante pensare a come abbiamo reagito a tale modello e come desideriamo che la nostra relazione vi assomigli e/o si trasformi, costruendo attivamente la propria storia romantica. Sia per l’attaccamento vissuto, sia per la storia di coppia osservata nei propri genitori, ciò che fa la differenza è la capacità di riconoscere e riflettere sulle proprie esperienze, accogliere le proprie fragilità e insicurezze, senza critica e giudizio negativo e provare a “smussare gli spigoli”, affinché siano meno appuntiti e potenzialmente non dannosi nei rapporti interpersonali e nel nostro modo di accettarci. È importante sapere anche che uno stile di attaccamento insicuro in partenza, può non esserlo per sempre, perché è dimostrato dalle ricerche che esperienze successive positive (altre relazioni favorevoli con figure di riferimento, percorsi di psicoterapia) possono fare traslare verso il cosiddetto attaccamento sicuro guadagnato.  La terapia individuale e quella di coppia possono aiutare a scoprire le proprie modalità e i propri timori intimi, favorendo la comunicazione dei bisogni affettivi tra i partner.

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