“Umbrella”. Il Potere della Compassione

_Umbrella_. Il potere della compassione

Articolo scritto dalla Dr.ssa Chiara Carangelo

Umbrella è un cortometraggio animato  scritto e prodotto in Brasile da Mario Pece ed Elena Hilario nel 2019, vincitore di numerosi premi e candidato agli Oscar. Si tratta di una storia vera, raccontata in un concentrato di immagini e musica che arrivano in maniera diretta al cuore di chi guarda e ascolta, per la loro bellezza stilistica e contenutistica. Il tema principale della trama rimanda alla forza e all’intensità di ciò che rappresenta l’empatia, la capacità di guardare dalla prospettiva altrui, di mostrare un atteggiamento compassionevole in grado di modificare un’intera esistenza. E’ un gesto carico di compassione ed amore a cambiare il corso degli eventi e a guarire ferite del passato; un ombrello giallo regalato da una bambina ad un bambino che in esso vede il ricordo del suo papà. La prospettiva compassionevole è in grado di cambiare i pensieri e le interpretazioni dei gesti, è una prospettiva che non intende giudicare, ma accogliere e comprendere.

1. Che cos’è la compassione

La compassione si riferisce ad un atteggiamento comprensivo verso il dolore e la sofferenza; essa fa inoltre riferimento ad un atteggiamento di pietà e nello stesso tempo di partecipazione alle sofferenze altrui. Per alcuni versi, essa è simile all’empatia negli aspetti legati alla possibilità di sentire e vivere le stesse  emozioni dell’altro, provando appunto a comprendere la sofferenza proprio dalla prospettiva di chi soffre. Ma non solo. Attraverso lo sguardo della compassione, noi “notiamo la sofferenza, siamo commossi da essa e vogliamo aiutare” ( Russel L. Kolts, 2019). In tal senso, la compassione non vuole evocare atteggiamenti di superiorità e di giudizio, nei confronti di qualcuno che si “fa comparire” per il suo comportamento magari non considerato adeguato,ma evidenziare piuttosto  la possibilità di aprirsi all’altro con un atteggiamento non giudicante e comprensivo. Questo significato rimanda a quello che viene considerato nel Buddhismo come possibilità di sperimentare il bene negli altri; con esso vengono indicati l’amore,  la pietà, la misericordia, l’empatia, la benevolenza e la carità. Anche nel Cristianesimo, la compassione rimanda alla possibilità  di condividere la sofferenza e di essere solidali verso il prossimo. 

2. Compassione e psicoterapia 

In che modo la compassione c’entra con la psicoterapia? Sicuramente relazionarsi in modo compassionevole, comprendendo i vissuti dell’altro, riguarda una modalità relazionale che contraddistingue qualunque forma di psicoterapia il cui fine è quello del raggiungimento di un benessere, oltre il disagio e la sofferenza.  Esiste una pratica terapeutica specifica focalizzata sulla compassione che partendo da alcuni presupposti teorici e scientifici, si focalizza proprio sullo sviluppo della compassione stessa e sulla forza che da essa deriva. Tale approccio non vuole rimanere ancorato alla malattia o al sintomo, ma vuole giungere ad una comprensione più ampia dell’uomo dentro una visione evoluzionista; l’uomo viene cioè considerato dentro una prospettiva che considera le emozioni umane e i processi di pensiero dentro un contesto evolutivo che permette di comprenderli al meglio. Tale approccio, che può considerarsi trasversale nel panorama della psicoterapia, ci permette di ampliare lo sguardo e la visione  nei confronti di ciò che ci fa stare male e del nostro disagio; riconoscere che molte delle sofferenze non dipendono da noi, ma dalla nostra storia, consente di allontanare ogni sentimento di colpa o di vergogna che a volte rendono la vita pesante. Uno sguardo compassionevole verso se stessi e gli altri, è qualcosa che si può imparare, soprattutto quando siamo molto critici e giudicanti nei confronti delle nostre emozioni e dei nostri pensieri. Tale atteggiamento può portare a sentire e a vivere emozioni come invalidanti o comunque come fonte di disagio incomprensibile. 

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