Un commento al libro: “La rivolta del corpo”. I danni di un’educazione violenta

__La rivolta del corpo_. I danni di un'educazione violenta

Articolo scritto dalla Dr.ssa Sara Zienna

Il libro racconta dello stretto legame che intercorre tra la nostra mente ed il nostro corpo. Mostra quali possano essere le conseguenze sul corpo che hanno i traumi infantili, in particolare quando si crea un conflitto tra ciò che proviamo e ciò che ci sforziamo di provare per adeguarci alla morale e alle regole che abbiamo interiorizzato nel corso del tempo. 

1. La memoria delle esperienze nel corpo 

L’autrice porta testimonianze ed argomentazioni rispetto al fatto che il corpo del bambino conserva l’esperienza e racchiude in sé la storia di vita. I bimbi hanno bisogno di ricevere amore, cure e protezione. Nel tempo, il corpo tiene memorie di queste gratificazioni e permette di donarle ad altre persone. 

Quando tutto ciò viene a mancare, invece, il corpo conserva un desiderio insoddisfatto di questi bisogni. Tale desiderio verrà proiettato, ovverosia rivolto verso l’esterno.  Da adulti, infatti, queste mancanze o vere e proprie violenze, possono essere rivolte contro gli altri, oppure contro se stessi, sprofondando ad esempio nella depressione, nell’obesità, nell’anoressia, oppure cercando aiuto nelle sostanze stupefacenti, o ammalandosi gravemente. 

2. Le conseguenze della negazione di una crudeltà subita

Ciò avviene quando si nega la crudeltà subita da piccoli. Secondo l’autrice, la negazione delle proprie emozioni, sofferenze e dolore psichico poggia su due aspetti.

Da un lato, il legame che tiene vincolato il bambino alle proprie figure di riferimento, nonostante le mancanze e violenze. Dall’altro, una morale che pretende validità universale, di amare a prescindere da qualsiasi cosa abbiamo subito. In particolare, lei si concentra su un comandamento religioso, il quarto: Onora il padre e la madre. Io credo che andando oltre i confini della religione, possiamo allargare il discorso a qualsiasi persona ci procuri del dolore e qualsiasi sia la tipologia di violenza subita.

Qualsiasi tipo di offesa, umiliazione, mancanza o privazione subita, non soltanto una violenza fisica, verbale o concreta può produrre dolore e sofferenza, che si riverbera sulla nostra mente e sul nostro corpo se non si prende in considerazione il significato che ha per noi.

3. Alla ricerca dell’amore perduto

Chiunque sia stato privato di amore nell’infanzia non smette mai di cercarlo e lo insegue per tutta la vita; si crea un vuoto, che si cerca di riempire per sempre. Il desiderio di trovare l’amore porta ad assecondare la morale, a ricercare chi ci ha mostrato più e più volte di non esser capace di prendersi cura di noi.

Quando si viene maltrattati e si rimane a contatto con chi ci provoca sofferenza, l’unico modo per sopravvivere è quello di attivare le difese e rimuovere le proprie emozioni creando una vera e propria scissione dei nostri sentimenti. Così, accade che il nostro corpo inizi a mostrare delle mancanze, dei bisogni, dei sintomi, tutti segni di ciò che si cerca di nascondere e cancellare. 

4. Le reazioni del corpo ai traumi del passato

Il corpo, infatti, si ribella all’autoinganno e, attraverso delle manifestazioni più o meno gravi, mette in luce il conflitto interno che si crea tra i sentimenti autentici e quelli che ci si impone di provare per vivere in equilibrio con la morale o con il mandato familiare e sociale. Il corpo reagisce a questo conflitto  ammalandosi e ne paga il compromesso. 

L’inganno sta nel mettere da parte quelli che sono i propri vissuti, sensazioni, istinti, emozioni, per andare incontro a ciò che è altro da noi, che viene socialmente riconosciuto e moralmente accettato. Il nostro corpo, però, non accetta compromessi e se si rinuncia alla propria autenticità, mostra i segni della perdita della nostra essenza e cerca continuamente, attraverso dei segnali, di far emergere quella che è la nostra parte genuina.

Il corpo si oppone al cibo tossico, al falso nutrimento e pretende verità incondizionatamente. I sintomi perdurano finché i veri sentimenti verso chi ci ha fatto del male continuano ad essere ignorati. L’inconscio registra nelle cellule del corpo tutta la storia e arriva il giorno in cui spinge l’individuo a confrontarsi con la propria verità. Ciò può accadere anche a chi non ha subito veri e propri maltrattamenti fisici o abusi, ma anche alle persone che non sono state accettate ed amate per ciò che sono. 

Conclusione

Prendere coscienza di queste dinamiche inconsce aiuta a superare le difese che tendono a non considerare, nascondere e cancellare tutti questi vissuti e sentimenti che non ci fanno sentire delle buone persone perché vanno in contrasto con la morale. La consapevolezza è essenziale per riconoscere la realtà di ciò che abbiamo vissuto nel corso degli anni e l’oggettività di ciò che è accaduto; come anche evitare di fingere sentimenti che non si provano o al contrario reprimere i propri. 

Per superare tutto ciò è necessario trovare in se stessi la capacità di appagare i propri bisogni insoddisfatti e donarsi così autenticità, rispetto e accesso alle proprie emozioni e sentimenti più profondi. Ripercorrere la propria storia aiuta a far luce sui sentimenti contrastanti che abbiamo cercato di nascondere per tanto tempo, dandogli un senso ed un significato nuovo. In questo modo, si può trovare conferma e dare un valore alle proprie paure e allo smarrimento provato.

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