“Zelig”: Il Camaleontismo Tra Adattamento e Non Esistenza

Zelig tra camaleontismo e non esistenza

Articolo scritto dalla Dr.ssa Adelina Boykova Detcheva.

Chi è Leonard Zelig?

Pellicola meravigliosa scritta, diretta ed interpretata da Woody Allen nel 1983. Trattasi della parodia di un documentario ambientata tra gli anni ‘20 e ‘30 in America (sebbene ci siano, a sorpresa, scene ad un certo punto allocate nella Berlino nazista). Il protagonista è davvero idiosincratico, descritto dal narratore come “uno strano ometto dal carattere riservato”, che sembra suscitare dovunque impressioni diverse per le sue peculiari qualità nell’ambito dell’adattamento. Insomma, “Leonard Zelig sembra essersi adattato alla vita”. 

1. Camaleontismo

Il Camaleontismo, in psicologia, può essere indicato come la capacità di modificare le proprie caratteristiche, caratteriali e/o fisiche (entrambe, nel caso di Leonard), allo scopo di raggiungere un certo obiettivo in modo non sempre consapevole. L’arte del “mutare la propria pelle” al fine di mimetizzarsi in un dato contesto può essere considerata con una valenza positiva, come quando sentiamo di avere buone capacità di adattamento o ammiriamo una persona estremamente a proprio agio e in sincronia con un certo contesto; con una valenza negativa, come osservazione dell’assenza di personalità di quel soggetto che finisce col conformarsi; o ancora, come comportamento intenzionale di opportunismo, aspetto che spesso riguarda i politici; come una qualità artistica, se pensiamo agli attori: i migliori sembrano completamente assorbiti dal loro ruolo; come un indicatore di patologia tipico, ad esempio, delle persone con patologia istrionica della personalità, in cui emerge un deficit nella strutturazione del Sé e una predisposizione a plasmare le proprie caratteristiche a seconda dei desideri degli altri. Tornando al film Zelig, il senso del comportamento del protagonista sembra essere il risultato del meccanismo della “dissociazione”: Leonard, sopraffatto da un alto grado di stress emotivo, si trasforma a seconda del contesto, dimenticandosi di fatto di chi è in realtà: psichiatra tra gli psichiatri, aristocratico tra gli aristocratici, orientale tra gli orientali e così via. Mille personalità per mille contesti, senza il benché minimo riconoscimento di sé (e d’altronde, nemmeno gli spettatori sanno chi lui sia). 

2. Adattamento: metodo di sopravvivenza

Per dirla con l’evoluzionismo, l’adattamento è il senso della vita. Come animali, sebbene animali sociali, gli esseri ani mirano a sopravvivere nelle varie circostanze della propria esistenza. Se poi vogliamo complicare il discorso, la cultura, la tecnologia ed i vari artefatti ambientali sembrano introdurre nuovi elementi in questa cornice squisitamente biologica. L’essere umano della modernità sembra essere in grado di sovvertire completamente la regola darwiniana (pensiamo, ad esempio, alla bomba atomica). Oggi, nelle scienze sociali, il vertice biologico ben si integra con aspetti ambientali, culturali, antropologici in generale, formando il cosiddetto “paradigma bio-psico-sociale” in grado di cogliere la complessità della realtà del mondo moderno. Tuttavia, il valore dell’adattamento da parte dell’essere umano ai vari domini della vita rimane una questione rilevante, nonché un indicatore di benessere e salute mentale. In questa prospettiva, Zelig – conformista, iperadattato al contesto, il “camaleonte umano”, suscita curiosità ed interesse. 

3. Essere “tutti” e nessuno contemporaneamente

Interpellato sulla propria identità, Leonard si definisce “nessuno”, “niente”, “uno zero assoluto”. Zelig è tutti e nessuno contemporaneamente, sembra essere (ed essersi) privato della sua personalità. Lui non si riconosce e non è riconosciuto dagli altri, quindi è invisibile: non si vede e non è visto. Visto che la dimensione dell’anonimato è di grande rilevanza, Leonard Zelig non sembra sapere di esistere come persona, ovvero come individuo dotato di peculiari caratteristiche. Il sentimento di non esistenza si immerge in un contesto depressivo di disorientamento, incapacità di definirsi e profondo malessere: scomparire nell’anonimato delle masse rimane una delle sue strategie preferenziali di far fronte allo stress emotivo. 

4. Motivazioni del suo comportamento

Ogni comportamento ha le sue motivazioni. Sappiamo dal narratore che per Leonard è importante piacere agli altri, essere apprezzato da essi, non essere disapprovato (che è forse l’incubo peggiore). Insomma, si tratta di una moltitudine di bisogni primari importanti, soprattutto ai primordi della vita che, se appagati, si amalgamano in ciò che viene definito “autostima”, un sano narcisismo, l’amore di sé. Dopo tutto, è dal contatto con questi altri significativi che piano piano, nel corso della vita, si sviluppa la capacità di accettarsi ed apprezzarsi così come si è, anche con la possibilità di mettersi in discussione e crescere a seconda di ciò che ci accade internamente ed esternamente. Ma in tante situazioni questi bisogni fondamentali vengono feriti, cosicché non si viene accettati (prima) e non ci si accetta (poi). Amarsi così come si è – nel bene e nel male – diviene difficile e talvolta completamente impossibile. Ed è qui che emerge l’idea che bisogna conformarsi ed adattarsi al desiderio di ciò che si ritiene attrattivo per gli altri, rifiutando la propria personalità che, per giunta, spesso risulta anche sconosciuta, non essendoci (stato) nessun altro a rispecchiare e a rimandare l’immagine di un sé amato così com’è alla persona. 

5. L’impatto della psicoterapia sulla personalità di Fletcher

Ritengo che nel film ci sia una scena particolarmente importante per la crescita del protagonista. La dottoressa Eudora Fletcher, psichiatra e psicoanalista, ritiene che Leonard sia malato e che vada curato: per arrivare a questo obiettivo, lo invita a stare nella sua casa fuori città. Le sedute hanno frequenza giornaliera; il resto del tempo i due si occupano della gestione della casa. Il trattamento classico non è efficace. Leonard, infatti, si trasforma in uno psichiatra modellando il proprio comportamento su quello della dottoressa Fletcher e la terapia non fa nessun passo in avanti. Almeno fino a quando la dottoressa non ha un’idea brillante: essa inverte i ruoli e pone Leonard nel ruolo dello psichiatra, mentre lei impersonifica il paziente. Parafrasando:” dott. Zelig, voglio così tanto piacere agli altri che divento gli altri; la mia vita intera è una bugia; non sono un dottore, lei è un dottore, sono una paziente difficile, mi aiuti!”. Di fronte a queste parole, Zelig sente che la psichiatra, in precedenza sicura di sé e del suo ruolo, gli sottrae la propria personalità: egli non può più usarla come modello. In aggiunta, la dottoressa si è posta nel ruolo di Leonard che, a sua volta, riceve un rispecchiamento di ciò che lui effettivamente è. Di fronte a questa bizzarra interazione, Leonard si lascia andare, si disorienta e la dottoressa riesce a portarlo in uno stato di trance ipnotica. Di fatto, è l’inizio del processo terapeutico che porta Leonard ad essere sé stesso.

6. La cura di Leonard verso la scoperta della propria identità

Gradualmente Leonard sta guarendo; la cura è data dal metodo creativo della dottoressa Fletcher, nonché dalla sua disponibilità emotiva (che poi, tra le altre cose, diventa amore e matrimonio, non senza difficoltà!). Personalmente penso che il fattore terapeutico per eccellenza, per il nostro protagonista, sia stato l’atto di rispecchiamento emotivo messo in campo dalla dottoressa. Il rispecchiamento è più di una tecnica, sebbene sia parte integrante del corredo metodologico della psicoterapia psicodinamica e della psicoanalisi: si tratta dell’opportunità di restituire al paziente, con sincronia e tatto, l’immagine di sé ricevuta, in modo che egli possa farla sua, che possa sentirsi visto, compreso, tenuto a mente da qualcun altro. È un atto terapeutico potente, suscettibile di integrare i frammenti di personalità di Leonard in un’unica immagine complessa che gli viene resa. Come dice D.W. Winnicott, pediatra e psicoanalista anglosassone in un saggio del 1967, La funzione di specchio della madre e della famiglia nello sviluppo infantile (nel libro Gioco e realtà, 1971, Armando: Roma, 1990): 

«Quando guardo sono visto, così Io esisto» (p. 189). 

Leonard si scopre burbero, bastian contrario, critico ma, d’altra parte, egli sembra essere una persona vera, una persona che esiste, nel bene e nel male. 

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